gen 27 2009

Lega Nord: materiali per una inchiesta.

Categoria: Partito,Personaleadmin @ 01:01

Nel 2005, è stato proposto alla federazione di Cuneo di partecipare ad una inchiesta sulla Lega Nord che avrebbe dovuto coinvolgere tutte le regioni settentrionali.

Discussione, impostazione, incontri con Vittorio Rieser e Paolo Cacciari, partecipazione con relazione al convegno di San Servolo, promessa di finanziamento.

Poi, l’iniziativa si è svuotata su se stessa e non ha avuto seguito.

L’unica federazione ad averla completata, secondo il programma iniziale è stata quella di Cuneo.

Per questo, mi stupisce il tono di critica: iniziativa accademica che non ha avuto alcun riscontro… da voi usato sul penultimo numero della rivista.

Sulla crescita, da troppi sottovalutata, della Lega, la nostra federazione ha organizzato iniziative pubbliche sin dai primi anni ’90, un grosso convegno nel 1996 (Tosi, Nesi, Casati, Crippa…) sempre mantenendo interesse anche per il tema delle nuove destre in cui il fenomeno leghista sempre più si inserisce, anche se la definizione di fascista sarebbe semplificante e di comodo.

La non ricaduta sulla nostra realtà deriva da mille nostri limiti, ma anche dalle difficoltà complessive vissute da PRC e dintorni (governo, scissioni, caduta della partecipazione e dell’iniziativa) nei recenti drammatici anni.

Saremmo interessati a discutere il nostro lavoro, a confrontarlo, anche nei suoi limiti, con altri, a collaborare con federazioni e realtà interessate ad ampliarlo, completarlo, correggerlo.

Se qualcuno ha lo stesso interesse, batta un colpo.

Con i migliori saluti

Sergio Dalmasso

Consigliere regionale Piemonte

già segretario federazione di Cuneo

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gen 20 2009

In ricordo di Rocco Papandrea

Categoria: Personaleadmin @ 00:55

Ho conosciuto Rocco Papandrea alla fine anni degli anni ’80. C’era un processo di incontro e di unificazione – una volta tanto -fra la piccola formazione politica (Democrazia Proletaria), di cui facevo parte, e quella ancora più piccola, di cui faceva parte Rocco.

Era  un gruppo politico legato alla figura di Leone Trotskij, com’è stato ricordato precedentemente che si proponeva come continuatore degli ideali della rivoluzione sovietica e della grande speranza che questa  fosse elemento di grande cambiamento, che potesse modificare il  corso della storia, cosa, purtroppo, non accaduta per l’involuzione drammatica della stessa, già nel corso degli anni ‘20.
Era una grande speranza che condividevamo. Ricordo dibattiti, convegni, incontri, moltissimi congressi di Democrazia Proletaria, quando, in una fase difficilissima, entravamo nel processo di costruzione del partito in cui siamo oggi: Rifondazione.

Molti vi entravano per dare un senso di continuità alla propria vita. Una grande storia, un gran passato, decenni di impegno in una formazione politica, che tanto ha dato a questo nostro paese, sotto ogni punto di vista.
Altri, come noi, volevano legare questa grande storia ad elementi di innovazione, alla necessità di un dibattito che rimettesse in discussione tutto, che, rivoltasse, sostanzialmente le carte, che si interrogasse sui motivi della nostra sconfitta epocale. C’era necessità di innovazione e di un gran legame con il passato che abbiamo alle spalle e davanti cui noi siamo estremamente piccoli, oggi come allora.

Fra i tanti convegni, ne ricordo in particolare uno. Intorno a fine maggio del 1989 vennero a Torino lavoratori di fabbriche metalmeccaniche francesi e spagnole. Fu una grand’esperienza che ha segnato l’internazionalismo non come parola vuota, ma come fatto reale. Un incontro avvenuto con un gruppo di lavoratori della FIAT, con un gruppo di lavoratori della SEAT spagnola di Barcellona, con le Comisiones Obreras, ricordato da questi volantini: “FIAT SEAT misma lucha”, ecc. Fu un’esperienza che durò molti anni, e fu molto significativa.

Di Rocco ricordo alcune cose: l’amore profondo con cui parlava della sua terra, questo Sud lontano che ricordava sempre con affetto e un po’ di nostalgia; la centralità del lavoro e la FIAT, lo ha ricordato prima il consigliere Clement. Non insisto su quest’aspetto, ma tocco solamente alcuni nodi: il 1969, l’anno in cui nacque un movimento consiliare importante che si spense, poi, molti anni dopo; il 1980, un anno segnato da una sconfitta lacerante e bruciante, che ebbe conseguenze drammatiche – credo – sul movimento operaio e sul movimento sindacale di questo paese e che paghiamo ancora oggi, legata poi ad altre sconfitte e ad altrettante situazioni drammatiche a livello europeo.

Questa visione di classe, profonda e netta, segnava la sua vita. Ricordo che, quando entrò in Consiglio, per alcune settimane e alcuni mesi Rocco volle continuare a lavorare alcune ore in fabbrica. Mi raccontava che non voleva lasciare la fabbrica completamente, cosa che poi fu impossibile. Mi raccontava anche dell’imbarazzo che sentiva nell’avere un ruolo così importante e, piccola cosa, nell’avere un parcheggio in centro, nel poter mettere l’auto in queste strade, quando non tutti lo possono fare.
Sentiva la necessità di legare quest’esperienza di classe ai grandi temi dell’ambiente e, in particolare – lo ha ricordato il collega Moriconi – alla globalizzazione, quando ci fu impegno da parte sua e di altri perché questa nostra formazione politica s’incontrasse con settori di giovani molto diversi da noi, con tematiche e istanze differenti, in un comune impegno nell’affrontare i nodi- sociali ed ambientali-internazionali.

È stato ricordato l’amore per la musica. Ricordo che, scherzando, davanti alla povertà endemica dei nostri gruppi, si diceva una battuta che girava costantemente: che avremmo potuto risolvere i problemi finanziari delle nostri sedi mandando Rocco a qualche quiz televisivo sul blues, che piace molto anche a me, ma di cui lui conosceva aspetti specifici. Ricordo che, nelle rare volte in cui ne parlavamo, mi citava autori, cantanti e generi che non conoscevo assolutamente. Aveva una enorme discografia. Era un autentico “specialista”.

Ricordo ancora delle esperienze comuni, come il Laboratorio della Sinistra, che, purtroppo, abbiamo lasciato cadere nel 2005, che costruì con Pino Chiezzi, Marisa Suino, Enrico Morioni, non nel tentativo di un partito unico o  con finalità “politiciste”, ma per provare a mescolare le carte, ancora una volta, su temi specifici e nella convinzione di valori comuni condivisibili tra iscritti/e a partiti, associazioni, gruppi…che hanno modi diversi e comunque complementari di “fare politica”.

Nel 1998, Rocco rimase l’unico Consigliere del nostro Gruppo e, in una fase difficile, dopo una delle tante dolorosissime spaccature, si accollò la funzione di Segretario regionale,  rendendosi disponibile per le riunioni serali fino a notte inoltrata in un territorio molto ampio come quello piemontese. La disponibilità, la dedizione, il sacrificio e l’impegno lo hanno caratterizzato, così come abbiamo ricordato anche per un altro consigliere, Mario Contu – diverso da lui, lo sappiamo – all’inizio di questa legislatura.

Negli ultimi anni, il nostro discorso politico è stato contraddistinto da differenti valutazioni circa la possibilità che la nostra formazione politica e altre affini sapessero incidere sufficientemente sulla situazione nazionale complessiva; è inutile discutere oggi su chi avesse ragione, non avrebbe alcun senso.

Ricordo – torna sempre alla mente quando una persona se ne va – le discussioni iniziate e interrotte nei comitati politici regionali e ai margini di questi, anche negli ultimi tempi, sul tentativo di valutazione dei nodi che ci hanno condotti all’odierna difficile situazione, che non sono nodi di oggi, ma che hanno una storia e radici profonde.

Quando, mercoledì scorso, mi è arrivato l’sms “Rocco se n’è andato”, istintivamente, mi sono subito ricordato che c’è un’ingiustizia nella vita, quella che si sente quando una persona se ne va.

Cinque anni fa se ne andava Raffaello Renzacci, che è stato un grandissimo sindacalista, oltre che militante politico, parente di Rocco, quindi accomunato a lui anche da motivi familiari. La prima immagine che mi è venuta in mente è stata quella del volto sorridente di Raffaello, che inserimmo in un manifesto con una bellissima frase: La vita è bella; possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore. E’ il testamento che Leone Trotskij lasciò nel 1940, prima di essere assassinato.

Non ho la fortuna che hanno altri Consiglieri e altre persone di credere che, oltre a questa vita, ve ne siano altre; credo che con noi, purtroppo, se ne vada tutto e invidio molto coloro che hanno la certezza di una esistenza ultraterrena.

La drammaticità della situazione che viviamo fa sorgere in me dubbi su una fede razionale e laica, foscoliana, che di noi restino quanto di buono abbiamo compiuto nella vita e il nostro ricordo negli altri. Mi sembra che la barbarie presente rischi di cancellare anche questo. Spero solamente che quando toccherà a me, mi auguro il più tardi possibile, perché vorrei ancora fare mille cose, si possa dire anche di me e di noi che, con forze e capacità limitate – le mie non sono certo quelle che ha avuto Rocco Papandrea – abbiamo agito onestamente, abbiamo cercato onestamente di fare quanto abbiamo potuto per una fede. Questa è una fede reale che ci ha accomunati in tanti anni e a cui vorremmo poter dar seguito negli anni che verranno.

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gen 01 2009

Auguri di Buon Anno

Categoria: Personaleadmin @ 00:37

Non e’ facile fare gli auguri in un periodo cosi’ difficile e alle soglie di anni che si annunciano ancora piu’ neri e problematici per la maggioranza della popolazione.

I miei auguri vanno, pero’, sinceramente - a lavoratrici e lavoratori, a chi fatica ad arrivare a fine mese, a pagare il mutuo, a mandare a scuola i figli, a pagare le cure mediche per sé e per la famiglia; – ai/alle giovani precari/e che da anni attendono un lavoro fisso e un po’ di sicurezza e continuano, invece, ad essere mantenuti/e nell’incertezza e nell’impossibilità di programmarsi un futuro; – a chi e’ disoccupato/a, espulso dal lavoro a 40- 50 anni perche’ ritenuto/a inutile; – a chi alle difficolta’ economiche somma la solitudine individuale.

Un augurio e un grazie anche ai giovani che si sono mobilitati contro la controriforma della ministra Gelmini, dimostrando che nonostante anni di sciocchezze televisive, di informazione a senso unico, di conformismo, esiste ancora la volonta’ di imparare, di capire, di essere autonomi e critici.

Auguri ai/alle tanti/e che si impegnano nel volontariato verso i poveri, gli emarginati, il terzo mondo (anche a casa nostra), per la difesa dell’ambiente e delle altre specie.

Ai/alle migranti che tentano di lasciare guerre, devastazioni ambientali, miseria e cercano, nel nostro paese, di ricostruirsi una vita

Un augurio alla nostra regione e alla nostra provincia che meritano un futuro positivo che valorizzi energie, intelligenze, volonta’, capacita’.

Auguri perche’ la pace e la giustizia sociale crescano nel mondo contro una politica di guerra, di massacri, di disuguaglianze, di esclusione sociale.

Un augurio, permettetemi, perché i comunisti e la sinistra, dopo una sconfitta cocente, tornino ad esistere, a crescere, a contare nella società. Credo ve ne sia molto bisogno.

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