gen 08 2010

Regionali 2010, alcune considerazioni sui “balletti” del PD

Categoria: Partitoadmin @ 12:09

Ho iniziato a svolgere attività politica nel 1967 e continuo ad avere la convinzione che le coalizioni politiche, le elezioni politiche – sono fortemente proporzionalista anche per questo – dovrebbero basarsi su punti, su temi e programmi.

C’è una crisi terrificante, che pesa sulla nostra regione, la disoccupazione e la povertà si sono moltiplicate, e la ricaduta sociale è a destra. Il voto espresso in Svizzera sulla “questione minareti”, quindi sulla libertà di fede alla quale credo in modo profondo, è un’indicazione netta di questa tendenza.

Viviamo una forte crisi ambientale. Anche Michael Jackson, nel suo ultimo concerto diceva “Abbiamo ancora quattro anni” (non so perché quattro…). Abbiamo di fronte un nodo profondissimo; occorre invertire radicalmente le scelte e “piantarla” di fare conferenze come quelle tenute anche recentemente, in cui si ripete all’infinito che c’è la crisi ambientale ma non si cambia un accidente.

E le ricadute di questa crisi sono anche a livello regionale. Continuano il depauperamento e il massacro del territorio. In Italia, per essere chiari, un territorio pari alla Lombardia è stato cementificato in 15 anni, da Giunte di destra e – purtroppo – di centrosinistra.

C’è una serie di dati, di questioni e di problemi su cui i programmi politici dovrebbero essere chiari e netti! I partiti si dovrebbero presentare per quello che sono, dovrebbero dire che diavolo vogliono e chiedere il voto in base a programmi, idea di società, costume interno, progetti. Se poi nessuno ci vota, come è accaduto negli ultimi anni, si prenderà atto che siamo stati sconfitti.

Stiamo assistendo ad un balletto che dura da vari mesi. I cittadini piemontesi che voteranno il 28 marzo – Maroni voleva farci votare il 14 marzo, tra un po’ si voterà la sera di Capodanno, anticipando sempre – non sanno ancora quali saranno i candidati per cui dovranno votare tra pochi mesi, visto il sistema ormai profondamente personalizzato.

Non sanno quali saranno gli schieramenti; alcuni partiti non sanno da che parte staranno: l’UDC tratta con il centrosinistra, poi va in via San Francesco d’Assisi n. 35, sale al secondo piano (noi siamo al quarto) e tratta anche lì con la destra.

L’UDC ha detto a chiare lettere che non è d’accordo sul candidato Roberto Cota perché della Lega Nord, quindi troppo estremista, e che non interpreta, probabilmente, certi valori cattolici. Poi ha detto che non vuole Bresso per le sue dichiarazioni sulla cultura cattolica e sulla laicità. Per mesi ha sostenuto di non potersi accordare con Bresso perché troppo laica e contraria all’elettorato cattolico.

Ieri, al contrario, l’on. Casini ha sostenuto che va bene anche la Presidente Bresso. Non ero in prima fila come il Consigliere Leo (che ho visto in tv ieri sera: lo vedo sempre in prima fila), ma ho sentito il Sottosegretario Fazio – cui avete baciato l’anello qualche giorno fa – sostenere che la sanità deve essere maggiormente privatizzata. Casini ha sostenuto che occorre il nucleare, ma ricordo che, in una dichiarazione di alcuni anni fa, la Presidente Bresso dire: l’opposizione al nucleare è la mia storia”. Abbiamo partecipato – lei era importante, io no – a tante manifestazioni in cui si diceva che l’uso dell’energia nucleare fosse sbagliato, e che il futuro fosse nelle energie dolci e elternative. Penso alle marce Trino – Casale e mille altre di questo tipo.

Sulla questione trasporti, l’UDC ha posto una serie di vincoli molto netti.

Quando i Partiti contano, sono profondamente vezzeggiati. Ho sempre fatto parte di forze abbastanza piccole, ma quando Rifondazione era una forza media, più di una volta mi sono sentito dire. “voi siete importanti e significativi, il vostro contributo è

fondamentale, non sono d’accordo su tutto con voi, la vostra partecipazione è un arricchimento…

Nel momento in cui si perde, quando non si conta più, si viene scaricati elegantemente.

L’Assessore Taricco, unico rappresentante della Giunta in aula, ricorda quanto accaduto alle elezioni provinciali di Cuneo pochi mesi fa. Allora il problema non furono programmi contenuti…, ma il nostro nome e il nostro simbolo.

Ho fatto male, nei sei mesi in cui mi sono autosospeso dalla maggioranza, a partecipare sempre ai Consigli e alle Commissioni. Ho fatto male: avrei potuto comportarmi in altro modo.

Quando non si conta, si viene scaricati: “Questa è la politica, baby”, come diceva Humphrey Bogart.

Essendo nato in altri anni, ho sempre avuto un’idea diversa della politica, intesa come impegno quotidiano, come forte partecipazione, come intreccio della democrazia di base con le forme istituzionali. Mi sembra che siamo davanti a comportamenti, forme e scelte completamente differenti.

Quanto accadrà nelle prossime settimane rischia di darcene triste conferma.

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