gen 08 2010

Su Sinistra, ecologia, libertà, il PD, noi…

Categoria: Partitoadmin @ 12:22

Invito tutti/e a cercare l’intervista al segretario regionale del PD, Morgando, e la dichiarazione di Vietti (UDC) sulla “Stampa” di martedì 29 dicembre. Se fosse sulla pagina torinese, potremmo cercare di spedirla agli/alle interessati/e.
Vietti Sì a Bresso, ma senza sinistra compare anche su “Repubblica”.
Il quadro si complica. Gli incontri e sottoincontri si moltiplicano.
Quali sono, però, le colpe di Rifondazione e della Federazione della sinistra, secondo il PD?

  1. trasporti, infrastrutture, TAV:  la TAV è un punto fondamentale per lo sviluppo del Piemonte e crea lavoro, quindi no a chi non la pensa così. Non entriamo nel merito, ma: – questa è una dichiarazione per tranquillizzare le grandi forze economiche? Che cosa ne pensa e che cosa farà Sinistra, ecologia e libertà? Cavallo, ti ricordi quante iniziative sulla TAV abbiamo organizzato insieme?
  2. Nucleare: Siamo, ovviamente conservatori e quindi contrari al nucleare di nuova generazione e alla ricerca scientifica sul tema. Dovremmo cancellare tutto quanto detto, pensato, fatto per oltre 30 anni? Dovremmo cancellare il risultato del referendum del 1987, quando, per noi, il no al nucleare si accompagnava al forte sviluppo delle energie alternative, dolci…?
  3. Lavoro, eravamo fieri/e di due nostre proposte di legge: quella sulla delocalizzazione e quella per il reddito minimo garantito. Per Morgando, la prima è una bizzarra fantasia, la seconda è questione nazionale e non regionale, oltre che, anch’essa, una bizzarria. Se la seconda osservazione può avere una motivazione, la prima è molto preoccupante. Ricordo che la proposta sulla delocalizzazione è firmata anche da Sinistra e libertà
  4. Sanità, con mille problemi e sofferenze, pensavamo che il lavoro dei nostri assessori (Valpreda, poi Artesio) fosse stato positivo. Invece, Morgando sostiene che per noi, oltre alla piccola questione sanità privata/pubblica, il giudizio sul sistema sanitario deve essere dato non in base alla sua efficienza, ma in base alla dimensione organizzativa e finanziaria delle strutture. Più soldi e più personale sono per Rifondazione e PdCI la soluzione di tutti i problemi. Potremmo ricordare il Piano sanitario regionale, le nostre posizioni sulle nomine e sulla costruzione di mega strutture spesso clientelari. Il giudizio  del PD, che sa bene queste cose, è però sconcertante e preoccupante.

A questa intervista si aggiunge la dichiarazione di Vietti. Tenetevi forte:
Politica di sostegno alle famiglie e una coraggiosa politica sulle infrastrutture a cominciare dalla TAV, senza se e senza ma. E poi una politica della sussidiarietà  che significa rispettare la libertà di cittadini e associazioni sul fronte scolastico, della sanità, dell’assistenza e della formazione professionale.
Spero ognuno/a si renda conto della gravità di questa situazione e di queste posizioni.
Quello che più preoccupa è che questo non susciti reazione nella società: consigli di fabbrica, sindacati, associazioni, intellettuali, pacifisti, ambientalisti… Non chiedo che questi appoggino Rifondazione e la Federazione di sinistra, ma che almeno qualcuno si domandi dove sono finiti ideali, progetti, prospettive, iniziative predicati e praticati per tanti anni.
La stessa cosa vale per Sinistra, ecologia e libertà. Il segretario provinciale torinese Trombotto ha rilasciato una dichiarazione apprezzabile, ma, alla fine della fiera:
si accetterà la discriminazione contro di noi? L’on. Esposito (sinistra DS) ha addirittura proposto di darci un posto in listino, in cambio della nostra non presentazione.
Come si pensa di difendere alcuni principi e alcune pratiche (ambiente, lavoro, democrazia sindacale, temi sociali, migrazione, diritti…) in una alleanza politica che parte da queste basi? E la laicità è ancora un valore?

Sono questioni che non riguardano solamente noi e le vicende dei nostri partiti. Ognuno/a dovrebbe tornare a scandalizzarsi e a pensare, organizzarsi, agire di conseguenza.

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gen 08 2010

Graziano Trasmissioni, l’ennesima delocalizzazione selvaggia, chiediamo tavolo immediato

Categoria: Partitoadmin @ 12:16

Grazie, Presidente. Dicevano i Consiglieri davanti a me che l’Amministratore Moretti ha consigliato a chi viaggia in questi giorni in treno di portarsi maglioni, coperte, acqua e tè caldo: sarebbe una soluzione ottima per la condizione che si è creata nei trasporti ferroviari e che mi sembra si viva un po’ dappertutto.
Volevo ricordare solamente la situazione grave della ditta Graziano Oerlikon. I due Assessori competenti riceveranno oggi una nostra lettera che chiede di fare il possibile per fronteggiare questa situazione grave, che mette in discussione centinaia di posti di lavoro a partire dai prossimi mesi.
Siamo ancora volta davanti a una ditta che non è assolutamente passiva, che ha una situazione complessiva positiva, che opera a livello internazionale e che, però, riduce il personale in misura drastica, cosa che si aggiunge a una serie di situazioni drammatiche che tutti conoscono sia in Provincia di Cuneo sia in Provincia di Torino.
Chiediamo la convocazione immediata di un tavolo fra gli amministratori locali interessati, i sindacati, le RSU aziendali e naturalmente la proprietà che, pur essendo straniera, non può assolutamente infischiarsene di centinaia di posti di lavoro che saltano nel giro di breve tempo.
Tutto ciò si lega anche alla situazione di delocalizzazione, che sapete il nostro Gruppo ha sottolineato in più occasioni e sulla quale si potrebbe ancora giungere a un provvedimento legislativo nel mese e mezzo rimanente di attività consiliare.

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gen 08 2010

Regionali 2010, alcune considerazioni sui “balletti” del PD

Categoria: Partitoadmin @ 12:09

Ho iniziato a svolgere attività politica nel 1967 e continuo ad avere la convinzione che le coalizioni politiche, le elezioni politiche – sono fortemente proporzionalista anche per questo – dovrebbero basarsi su punti, su temi e programmi.

C’è una crisi terrificante, che pesa sulla nostra regione, la disoccupazione e la povertà si sono moltiplicate, e la ricaduta sociale è a destra. Il voto espresso in Svizzera sulla “questione minareti”, quindi sulla libertà di fede alla quale credo in modo profondo, è un’indicazione netta di questa tendenza.

Viviamo una forte crisi ambientale. Anche Michael Jackson, nel suo ultimo concerto diceva “Abbiamo ancora quattro anni” (non so perché quattro…). Abbiamo di fronte un nodo profondissimo; occorre invertire radicalmente le scelte e “piantarla” di fare conferenze come quelle tenute anche recentemente, in cui si ripete all’infinito che c’è la crisi ambientale ma non si cambia un accidente. Continua a leggere “Regionali 2010, alcune considerazioni sui “balletti” del PD”

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gen 08 2010

Intervento al CPN del 28-29 Novembre 2009

Categoria: Partitoadmin @ 11:53

Sono l’unico componente il CPN ad aver votato Sinistra critica al congresso del 2005. Al centro: necessità di alleanza elettorale contro le destre, timore di involuzione governista e istituzionalista, già vissuta tra il 1996 e il 1998. Ho con altri condiviso le critiche alla politica seguita sino al tracollo elettorale, ma non l’uscita di Sinistra critica, nella speranza di una profonda inversione di tendenza. Abbiamo aderito convintamente al terzo documento congressuale per la necessità di totale discontinuità e critica alle logiche seguite, di confronto tra percorsi e matrici differenti, per salvare Rifondazione e giocarla in un quadro più ampio (incontro con forze comuniste e anticapitaliste).

Il rilancio di una presenza comunista era letto come processo, rilettura dei bivi della nostra storia, confronto di culture politiche (marxismo critico, ecologismo politico, pensiero di genere, cristianesimo radicale, pacifismo e antimperialismo).

La Federazione risponde al bisogno di confronto, di unità. Segnalo che la scomparsa degli aggettivi alternativa e anticapitalista ripropone il rischio di una sinistra senza aggettivi di arcobalenista memoria. Così sparisce il termine comunista. E’ possibile oggi ricostruire la sinistra senza passare per la questione comunista? E’ finita una rendita di posizione in cui coincidevano simbolo, riferimenti sociali, contenuti. E’ in atto, però, la cancellazione totale dei riferimenti al marxismo teorico e al comunismo politico. Può rispondere a questo una sinistra generica?

Segnalo il malessere nei circoli per i tempi troppo affrettati che hanno preceduto la costruzione della Federazione, per i possibili accordi elettorali con l’UDC (desistenza?), per la “non posizione” sul congresso CGIL.

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lug 03 2009

Cambiamenti strutturali, deficit organizzativo, cambiamento del senso comune: Diamo qualche perché alla nostra sconfitta

Categoria: Uncategorizedadmin @ 14:41

La nostra recente amara sconfitta deriva certamente da una scissione (o forse troppe scissioni) di troppo, da una censura mediatica vergognosa ed antidemocratica, da leggi elettorali (l’ultima geniale invenzione di Veltroni) illiberali ed autoritarie, ma anche da motivi più profondi.

La crisi della socialdemocrazia è frontale e a poco vale appellarsi alle specificità dei singoli paesi o all’alternarsi di cicli favorevoli e no.

Già annunciato da Dahrendorf, a metà anni ’80, che la legava all’esaurirsi del modello welfarista, il tracollo dell’ipotesi riformista nasce dall’aver aderito plasticamente ai caratteri del capitalismo contemporaneo, abbandonando la pretesa di trasformarlo (Giuseppe BERTA, Eclisse della socialdemocrazia).

Davanti ad un capitalismo globalizzato, all’aggressione frontale alla forza lavoro, sempre più frammentata, alla progressiva riduzione di diritti conquistati in decenni, alla assenza di prospettive per le giovani generazioni, la socialdemocrazia non offre alternativa, accetta le guerre, le scelte economiche delle multinazionali, le delocalizzazioni, una lettura tutta economica (euro, banca centrale, Trattato di Lisbona) dell’Europa, incurante anche dei tanti segnali negativi (Francia, Paesi bassi, Irlanda). La nascita del PD in Italia, la definitiva trasformazione blairiana del Labour, il tentativo di Royal nel partito socialista francese, propongono un definitivo superamento di ogni legame con ogni residua tradizione, considerata come una remora inutile e dannosa. D’altro lato, D’alema e Veltroni mai furono comunisti e- nel secondo- il riferimento al Partito democratico statunitense è quasi rituale, in un intreccio fra presunta innovazione e contenuta riduzione dei sistemi di garanzia sociale.

Il tutto nella sostituzione di diritti collettivi con quelli individuali, nella trasformazione dell’ipotesi di eguaglianza sociale con la teorizzazione dell’eguaglianza delle opportunità (formazione…), nel passaggio dalla centralità del lavoratore a quella del “consumatore”.

E’ evidente l’esaurimento dei fattori strutturali che hanno segnato la stagione del riformismo socialdemocratico: presenza di partito e sindacato come strutture capillari nella società e nei luoghi di lavoro, esistenza di una forte, cosciente ed organizzata classe operaia, centralità della grande fabbrica, politica di welfare (dalla culla alla tomba) da incrementarsi con la crescita di servizi sociali, conoscenza della propria storia e fierezza della propria identità, ruolo degli stati nazionali nella definzione delle politiche sociali, sistema misto privato/pubblico.

Una (per noi drammatica) inchiesta del “Sole- 24 ore” sulla Piaggio di Pontedera ci dice che i lavoratori con meno di 35 anni ignorano il sindacato e le lotte degli ultimi decenni, che votano a destra portando come motivi i respingimenti degli immigrati operati da Berlusconi (basta con i buonismi!), il fatto che Brunetta finalmente faccia lavorare i “fannulloni”, l’attribuzione di alloggi pubblici agli immigrati, in vece della “priorità nazionale”.

E’ chiaro che si è spezzata la trasmissione di valori, conoscenze, memoria, idealità fra una generazione e l’altra, quella che valeva, anche se in termini un po’ mitici, per la mia (sessantottina) e nel decennio successivo.

La trasformazione strutturale della città è profonda. I quartieri operai che esprimevano identità, strutture solidali, forme di vita e prospettive unificanti sono oggi un coacervo indistinto in cui si intrecciano disoccupazione, precariato, migrazione, timori, paure a cui la destra dà risposte (l’ordine, le ronde, l’identità europea e cristiana). A Torino la Lega apre sedi e sfonda nei quartieri operai e “rossi”. Raddoppia dove si ipotizza la costruzione di una moschea.

In ogni città, Casa Pound, presentando ipotesi solo apparentemente nuove (il superamento dei concetti di “destra e sinistra”) e proponendo un intreccio tra discorso culturale, identitario e pratiche di centro sociale, cresce ed aggrega. Le curve degli stadi sono campo aperto al proselitismo dell’estrema destra.

Il nostro scacco, maggiore a nord che a sud, deriva da difficoltà di lettura e di intervento su:

  • trasformazioni territoriali della “megalopoli padana” (25 milioni di abitanti), una “noncittà”, sterminata periferia senza forma e sentimento, frutto di scelte urbanistiche legate alla peggiore logica capitalistica e alla totale deregolamentazione di opzioni collettive
  • trasformazioni nell’organizzazione aziendale a causa di delocalizzazioni e crisi di intere filiere produttive
  • modello produttivo centrato su piccola e media industria, su quel capitalismo molecolare (Aldo Bonomi) basato su artigiani, famiglie plurireddito…
  • l’idea di società che la Lega, partito degli uomini spaventati (Ilvo Diamanti) propone, esprimendo umori, aspirazioni, paure, rancori dei nuovi ceti sociali e proponendosi come tramite verso Roma delle istanze del nord produttivo.

Non ci sono formule, slogan, soluzioni risolutive. Per una risposta, almeno abbozzata, una forza comunista non può non intrecciarci con quanto opera (gruppi, associazioni, settori di intellettualità…) nella società.

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lug 03 2009

Cultura e Partito: qualche modesta proposta.

Categoria: Partitoadmin @ 14:38

Nei primi mesi di vita del nostro partito, lo storico Luigi Cortesi propose la costruzione di una fondazione, una casa editrice, un progetto storico- culturale che elaborasse un profilo teorico complessivo di Rifondazione, le cui provenienze ed esperienze erano del tutto disomogenee.

In un bel convegno sul Socialismo di sinistra (Roma, autunno 1996), Armando Cossutta sostenne la necessità di una riflessione complessiva (non solo convegni) sulle specificità del socialismo italiano, sul PCI e le sue dinamiche interne, sulla nuova sinistra. Chiese anche che si desse vita ad una “critica da sinistra” a Togliatti e Berlinguer, in particolare sullo scacco delle due esperienze governativa (1944-’47) e dell’unità nazionale (1976- ’79), ambedue sconfitte (un’analisi più attenta comparve in due belle interviste a Rina Gagliardi sulla rivista “Rifondazione”).

La nostra difficilissima situazione attuale ci dice quanto lontani siamo da aspettative, speranze e progetti del decennio scorso, ma anche quanto alcuni temi non abbiano perso attualità, ma anzi debbano oggi ritrovarla.

Se oggi sono chiari limiti e ritardi di PCI e PSI nella lettura del centro- sinistra, del neocapitalismo, delle modificazioni strutturali avvenute negli anni ’50- ’60, dell’irrompere di cultura e forme di vita consumistiche, laiche, americanizzate, non sufficiente è l’analisi sull’implosione degli ultimi anni (scomparsa “autodistruttiva” del PCI, nostra insufficienza, oggettiva e soggettiva). La stessa storia di Rifondazione (partito e dintorni) è sconosciuta e mai è divenuta oggetto di studio e riflessione, come pure assente sembra la volontà di ricerca sullo stesso PCI (una interessante proposta di Lucio Magri su “Essere comunisti” non ha avuto risposte).

L’appello elettorale di Ingrao ha avuto numerose adesioni di intellettuali. Così pure quello (aprile 2008) che rilanciava l’unità delle formazioni comuniste. Perché non organizzare immediatamente un convegno che confronti tesi, ipotesi, letture?

Non è stata indifferente, nell’ultima campagna elettorale, la presenza di “credenti” (candidatura di La Valle, voto di don Gallo, Melandri, Franzoni…). E’ indispensabile, davanti alla progressiva involuzione della Chiesa cattolica, al ritorno di spinte integriste e fondamentaliste, rilanciare una laicità che si leghi alle migliori espressioni del radicalismo cristiano. Credo sia inutile citare, nelle differenze, Togliatti e Lelio Basso. Se è sepolta la stagione del “dialogo”, è più viva che mai la necessità di risposte comuni ai temi globali ed epocali.

L’Italia ha vissuto almeno due “stagioni delle riviste” (dopo il 1956 e intorno al 1968). Oggi il quadro è cambiato, non solo per le poche testate esistenti, ma per l’incapacità di dialogo e di confronto, una impermeabilità che impedisce dibattito ed approfondimento. Un nostro progetto di rilancio e di “vera rifondazione” può contenere un appello a quelle esistenti perché escano dal proprio “particulare” e cerchino strade comuni o almeno complementari?

Proprio l’incapacità di attuare una autentica e compiuta rifondazione è alla base del nostro scacco. Siamo rimasti e siamo tra Scilla e Cariddi: continuismo nostalgico (comprensibile, ma inefficace) o nuovismo, praticato a lungo e senza bussola, che ci ha privati di elementi basilari e ha depotenziato le nostre già fragili strutture. Un lavoro teorico non può essere slegato da pratica e riflessioni sociali, ma non può prescindere da alcuni nodi:

  • se Marx ha analizzato la società capitalistico borghese e Lenin e Rosa Luxemburg il passaggio di questa alla fase imperialistica, oggi manca una riflessione compiuta sul capitalismo globalizzato e i suoi portati: guerra, rapporto nord/sud, emergenza ambientale, disintegrarsi- in molte aree geografiche- del peso della classe operaia, distruzione dello stato sociale, scomparsa dei partiti, trasformazione dei sindacati…

  • la necessità di organizzazione e struttura (il partito) è ovvia, ma questo può esistere solo se rapportato all’autonomia delle contraddizioni e dei movimenti presenti nella società che presentano pluralità di tempi e modi di espressione.

In soldoni, un processo di ricomposizione delle forze comuniste nel nostro paese non può essere continuamente rinviato, ma deve essere basato su una agenda precisa di lavoro comune, di riflessione senza rete su nodi e sconfitte, su un rapporto che non si limiti alle forze politiche organizzate, ma guardi oltre. Anche in questo caso, gli appelli sopra ricordati dimostrano come l’esistenza di una formazione comunista debba trovare il senso critico della propria storia e dialettizzarsi con culture e pratiche critiche ed anticapitaliste.

Né setta nostalgica, né nuovismi confusi, subordinati e neoriformisti (abbiamo già dato!). I tempi sono, però, stretti. Iniziamo da subito, a livello centrale e nelle realtà locali.

Sergio Dalmasso

consigliere regionale Piemonte

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apr 07 2009

Sergio Dalmasso – Intervento al convegno sul federalismo. Bologna, sabato 21 marzo 2009.

Categoria: Partitoadmin @ 21:34

Il convegno è di grande interesse ed offre contributi e indicazioni molto utili.
Manca forse, però, una sufficiente mediazione su temi che alcuni consigli regionali hanno affrontato ed affrontano riguardo a:
applicazione della Costituzione vigente, così come emersa dalla revisione del 2001, avanzando nell’attuazione delle competenze regionali spinta a trasformare le competenze concorrenti in prevalenti, in base all’articolo 116.

Le questioni toccano sensibilità presenti nell’opinione pubblica, a cominciare dalla critica al “centralismo romano”. E’ ovvio, nelle formazioni di tradizione democratica, il riferimento ad ipotesi federaliste presenti nel nostro risorgimento (quella repubblicana e laica di Cattaneo) e nella prima metà del ‘900, molto lontane dal localismo egoistico e antiunitario agitato negli ultimi decenni.
Proprio il timore verso le potenzialità della Lega Nord spinge forze del centro- sinistra (se si può ancora usare questa espressione) a lanciare queste proposte nella convinzione di toglierle armi di propaganda e lavoro politico. E’ un disegno miope, già sciaguratamente praticato nella politica scolastica (finanziamento degli istituti privati per non lasciare terreno alla destra).

Negli ultimi decenni, anche sulla crisi dei partiti tradizionali, è cresciuta, non solamente nel nostro paese, una spinta a parole federalista, in realtà tendente alla frantumazione statuale, con processi simili alla caratterizzazione reazionaria, razzista, autoritaria, non più escludente il fascismo, propri di gran parte della destra europea.
Il centro- sinistra ha pensato che fosse possibile governare questo processo.

La riforma del titolo V, primo vulnus della Costituzione del 1948, è stato frutto di questa convinzione ed ha offerto alla destra gli strumenti per ipotizzare cambiamenti successivi (il primo sconfitto al referendum del giugno 2006), senza il ricorso a maggioranze qualificate, ma frutto di semplici maggioranze parlamentari.
La riforma si inseriva in un sistema di rappresentanza modificato dal sistema elettorale maggioritario, da accenti presidenzialisti, da crescenti spinte liberiste negatrici di diritti sociali e politici.
La privatizzazione dei servizi, il passaggio da uno stato sociale dei diritti esigibili ad uno delle opportunità, le trasformazioni progressive di scuola, sanità, politiche attive del lavoro sono entrate nel senso comune e hanno contribuito a gravi processi di frantumazione sociale.
L’ attribuzione di maggiori competenze ad alcune regioni (Veneto, Lombardia, in misura molto minore Piemonte e Liguria) approvata con il sostegno del PD e legata al trend nazionale del governo di destra, temiamo che:
produca una maggiore contrapposizione tra territori
rischi di produrre un “centralismo regionale”
spinga (art 114) i singoli territori a chiedere maggiore autonomia gestionale e finanziaria, creando una commistione tra potere amministrativo e legislativo, con contrapposizione tra comuni/regioni e tra regioni/stato
definisca (art.116) un federalismo a geometria variabile e quindi differenziato, con maggiore autonomia legislativa regionale, tale da produrre differenti velocità e conflitti (art. 117) tra regioni e stato su ruoli, modalità legislative, confini di competenza. Questo può convivere con l’unitarietà sociale e l’esigibilità dei diritti?
Inoltre:
la sussidiarietà orizzontale (art.118) si traduce in  crescente intervento dei privati su servizi fondamentali
il federalismo fiscale (art. 119) può accrescere le differenze sociale fra territori, accrescendo la “dualità” del nostro paese

Siamo convinti che:
alcune materie, per la loro complessità, possano essere gestite solamente a livello nazionale. La crisi che viviamo e la frantumazione della scuola dovrebbero dimostrarlo
la domanda di autonomia debba essere raccolta (la sinistra ha sempre sostenuto non il centralismo, ma le autonomie locali), riproponendo l’universalità dei diritti, il rilancio dello stato sociale, evitando processi di secessione morbida che stanno avvenendo in regioni del nord, riponendo nella loro materialità la questione meridionale (storica e sempre più grave), quella centrale (modello economico prevalentemente cooperativistico), quella settentrionale (aree tra le più ricche del mondo a cui lo stato non offre strutture e servizi comparabili a quelle di altri paesi).
L’opposizione alle scelte operate in Lombardia e in Veneto e la preoccupazione per processi avviati in altre regioni, ci fa sottolineare la necessità di una proposta nazionale, da articolarsi nelle situazioni locali che abbia al centro:
definizione unitaria delle competenze di stato e regioni
quadro complessivo su enti locali, città metropolitane…
riposizionamento del concetto di interesse nazionale della universalità dei diritti
ridiscussione dei livelli essenziali, superando logiche economicistiche
superamento della sussidiarietà orizzontale
ridefinizione delle autonomie (e dei LEA) alla luce degli articoli 2 e 3 della Costituzione

Per questo, serve un coordinamento (pochi anni fa tentato, ma di breve durata) anche informale, fra tutte le regioni interessate, che eviti atteggiamenti differenti fra situazioni. Serve soprattutto legare questi temi, che paiono teorici, o per pochi esperti, alla drammatica materialità dell’attuale emergenza sociale, cosa non semplice soprattutto a nord, dove il federalismo fiscale è letto come soluzione quasi miracolistica (teniamoci quanto paghiamo).

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mar 31 2009

Intervento al Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista, domenica 29 marzo 2009

Categoria: Partitoadmin @ 18:37

La non convocazione del CPN, pur in seguito ad una scissione pesante e grave, conferma la necessità di organismi dirigenti più snelli ed agili. Anche l’apparato è stato costruito su un partito di oltre 60 parlamentari e risulta oggi eccessivo, oltre che difficilmente sostenibile economicamente.
Continuiamo a sottovalutare la debolezza politica e strutturale dei circoli e delle federazioni, la difficoltà di costruire gruppi di lavoro, resa maggiore da defezioni, abbandoni, dalla stanchezza di un quadro politico segnato da sconfitte, polemiche interne, da un congresso che pare non finire mai, da una linea politica cambiata continuamente, senza tenere conto delle strutture locali, degli/delle iscritti/e, delle loro storie e dei loro vissuti.
La crisi è drammatica e nessuno è in grado di prevederne le prospettive (durata…). Ne sono chiare le dimensioni sulla vita quotidiana (disoccupazione, cassa integrazione, precarietà a vita, incertezza, di cui la manifestazione di ieri ha dato uno spaccato preciso, anche se in toni eccessivamente “trionfalistici”. In questo quadro, il Piemonte è la regione maggiormente colpita, con una progressiva distruzione dell’apparato produttivo che tocca anche le aree che parevano “protette”.
La sinistra non è mai stata così debole, organizzativamente e nel “senso comune”. Lo spostamento sociale, culturale e politico a destra è evidente, come dimostrano anche i dati elettorali a livello europeo. Il paradosso è che aumentano i consensi forze politiche di  un governo che non assicura condizioni di vita (lavoro, salario, pensioni…) accettabili, che rende impossibili difese sindacali, che distrugge l’ambiente (piano casa, nucleare, grandi opere), che distrugge la Costituzione.
Il congresso di Forza Italia esprime chiare tendenze totalitarie.
E’ positivo l’accordo elettorale raggiunto (anche se mi dispiace il rifiuto da parte di Sinistra critica).
Non compiamo l’errore di leggerlo come un semplice accorpamento elettorale (è perdente) né come base per unificazioni prive di contenuti. Apriamo subito (avremmo dovuto farlo da settembre) un processo reale di confronto, discussione sui nodi (democrazia, governo), lavoro comune.
Raggiungere il 4% è questione di vita o di morte. Per questo, non condivido la non presentazione del segretario nazionale.

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gen 27 2009

Lega Nord: materiali per una inchiesta.

Categoria: Partito,Personaleadmin @ 01:01

Nel 2005, è stato proposto alla federazione di Cuneo di partecipare ad una inchiesta sulla Lega Nord che avrebbe dovuto coinvolgere tutte le regioni settentrionali.

Discussione, impostazione, incontri con Vittorio Rieser e Paolo Cacciari, partecipazione con relazione al convegno di San Servolo, promessa di finanziamento.

Poi, l’iniziativa si è svuotata su se stessa e non ha avuto seguito.

L’unica federazione ad averla completata, secondo il programma iniziale è stata quella di Cuneo.

Per questo, mi stupisce il tono di critica: iniziativa accademica che non ha avuto alcun riscontro… da voi usato sul penultimo numero della rivista.

Sulla crescita, da troppi sottovalutata, della Lega, la nostra federazione ha organizzato iniziative pubbliche sin dai primi anni ’90, un grosso convegno nel 1996 (Tosi, Nesi, Casati, Crippa…) sempre mantenendo interesse anche per il tema delle nuove destre in cui il fenomeno leghista sempre più si inserisce, anche se la definizione di fascista sarebbe semplificante e di comodo.

La non ricaduta sulla nostra realtà deriva da mille nostri limiti, ma anche dalle difficoltà complessive vissute da PRC e dintorni (governo, scissioni, caduta della partecipazione e dell’iniziativa) nei recenti drammatici anni.

Saremmo interessati a discutere il nostro lavoro, a confrontarlo, anche nei suoi limiti, con altri, a collaborare con federazioni e realtà interessate ad ampliarlo, completarlo, correggerlo.

Se qualcuno ha lo stesso interesse, batta un colpo.

Con i migliori saluti

Sergio Dalmasso

Consigliere regionale Piemonte

già segretario federazione di Cuneo

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gen 14 2009

Intervento al Seminario di “essere comunisti” (Riccione 11/01/2009). Tavola rotonda su Rifondazione comunista negli enti locali.

Categoria: Partitoadmin @ 00:42

Nell’aprile 2005, il centro sinistra vince in Piemonte con il 51% dei voti contro il 47% del blocco delle destre. 2% ad altre liste, minori, di estrema destra.

Indubbio, nel successo, il peso della presidente Bresso, per nove anni a capo dell’amministrazione provinciale di Torino e quindi parlamentare europea.

Rifondazione ottiene un risultato positivo con il 6,4% dei voti e sei eletti/e (sovradimensionati rispetto alla percentuale per due presenze nel “listino” e una distribuzione favorevole nei resti).

Una consigliera lascia subito il gruppo, rifiutando di pagare le quote stabilite dallo Statuto, ma nonostante questo, i/le cinque nostri eletti/e, sommati/e ai due verdi e ai due comunisti italiani (si aggiungeranno due rappresentanti di Sinistra democratica) costituicono parte rilevante e nel consiglio e nella maggioranza.

Netti ed evidenti alcuni nodi:

  • la forte personalità della presidente accentua il problema del presidenzialismo, particolarmente presente dopo il trionfale successo del demagogico referendum Segni (1993)
  • la consistente presenza di forze moderate
  • la prevalenza, nella giunta, di una cultura dell’innovazione, di spinte spesso “liberiste”, in un forte rapporto con i poteri economici locali

La filosofia è espressa chiaramente: l’agricoltura è residuale, per quanto di qualità, l’industria è in calo (anche prima della recente crisi), il futuro è nell’innovazione, nella ricerca di alta qualità, nel turismo (da qui le criticità ambientali ed economiche sulla scelta delle Olimpiadi e su “Millennium”, una sorta di “Gardaland” nel canadese), nei collegamenti (il Piemonte come centro dei flussi europei, da cui il terzo valico Piemonte- Liguria per i trasporti dal porto di Genova al nord Europa e la TAV per l’asse est- ovest).

Nella stesura del programma, Rifondazione ha ottenuto “autonomia programmatica”, ma è ovvio che questa spesso cozzi contro gli ovvi vincoli di maggioranza.

I punti su cui vale, a poco più di un anno dalla chiusura del Consiglio, tentare un bilancio sono:

Sanità: importante il lavoro dei nostri assessori, Mario Valpreda sino al 2007, Eleonora Artesio (da allora). Con il piano socio- sanitario, dopo dieci anni di gestione delle destre, ritorna il concetto di programmazione, compaiono politiche specifiche per anziani, bambini, disabili, immigrati, carcere.

La progressiva abolizione dei tickets è fatto di grande importanza (arriva oggi sino al reddito di 36.000 euro. Restano problemi: dalla solitudine, in giunta, della nostra assessora alle esternalizzazioni, dai sotterranei tentativi di depotenziamento del piano sino a (trasversali) spinte localistiche. Ultimo la riduzione (1%) della spesa sanitaria imposta nell’ultimo bilancio.

Lavoro: abbiamo lavorato per la stabilizzazione dei precari, alla (parziale) risoluzione dei problemi dei lavoratori socialmente utili (LSU) e di quelli dei cantieri sociali. Importante l’accordo Regione/ FIAT (estate 2005). L’accordo prevede l’acquisto di aree dimesse dall’industria con impegni per il mantenimento della produzione a Torino.Restano i nodi, irrisolti, della necessità di produzione di un motore a Mirafiori, della messa in cantiere di nuovi modelli, della mancanza- per l’andamento imprevedibile del mercato- di un piano industriale, della necessità di ricerca di modello ecocompatibili.

Olimpiadi: abbiamo espresso riserve sulla costruzione di molte opere per le conseguenze economiche ed ambientali.E’ necessario oggi un bilancio compiuto anche sulle ricadute che le spese hanno sulla difficile situazione del bilancio comunale di Torino (secco aumento del deficit dal 2.000 al 2.006).

Scuola: è positivo l’aumento di fondi regionali per l’istruzione (dai 40 agli 80 milioni annui, cui si aggiungono nell’ultimo bilancio 30 milioni per l’edilizia scolastica). La legge sul “diritto allo studio e per la libera scelta educativa” prevede aiuti alle famiglie e agli enti locali su trasporti, mense, libri di testo. Resta, per noi, la ferita del mantenimento del buono scuola per i/le frequentanti le scuole private e la questione della formazione professionale, ancora vista come “percorso separato”.

Trasporti: assistiamo al peggioramento complessivo del trasporto pubblico locale: E’ progressivo l’abbandono delle piccole linee, a favore di quelle maggiori. La regionalizzazione (spezzatino) delle ferrovie ha peggiorato la situazione. Mancano i mezzi per investimenti strutturali sempre più indispensabili. Le condizioni di viaggio dei pendolari peggiorano progressivamente (orari, tempi di viaggio, qualità e pulizia dei treni). La nostra opposizione alla TAV e al progetto di terzo valico crea non piccole tensioni in maggioranza.

Ambiente: molto e positivo il lavoro svolto. Su questioni urbanistiche, piano paesaggistico e impatto del turismo abbiamo posizioni specifiche, legate a settori di movimento. Di grande importanza la legge sull’amianto, recentemente approvata.

Nel bilancio e nella legge finanziaria 2009, accanto al doloroso taglio dell’1% del bilancio della sanità, abbiamo ottenuto, con le altre forze della sinistra risultati significativi:

  • fondo per il sostegno al reddito (da 10,5 a 22 milioni) per cassintegrati e lavoratori in mobilità
  • aumento delle spese correnti per famiglie e disabili (6 milioni)
  • fondo per le locazioni (da 12 a 18 milioni)
  • raddoppio del fondo per i cantieri di lavoro (da 2 a 4 milioni)
  • fondi per il diritto allo studio

Questo si aggiunge all’impegno per la costruzione di 10.000 alloggi entro il 2012, alla progressiva abolizione dei tickets sanitari (sino a 36.000 euro di reddito), a quello per una diversa politica energetica (è applicabili e come il 20- 20- 20 ?).

E’ chiaro che la nostra esperienza presenti aspetti positivi e altri problematici e debba essere verificata e valutata, con altre, nel nostro dibattito interno evitando posizioni “preconcette” (fuori da tutte le maggioranze, in maggioranza ed in giunta ad ogni costo).

Due questioni credo siano da porsi al centro della nostra attenzione:

  • l’accentuarsi del presidenzialismo, del verticalizzarsi del potere, evidente, dopo le riforme elettorali degli anni ’90, in ogni livello della rappresentanza (dai comuni al governo). L’esautoramento del ruolo delle assemblee elettive, legate a sbarramenti e alla volontà di cancellare ogni minoranza è attacco alla democrazia e il rafforzamento dell’esecutivo è sempre sinonimo di tendenze autoritarie.
  • Il federalismo, non solo fiscale, marcia con velocità maggiori o minori nelle singole realtà regionali (al di là delle probabili scelte nazionali). E’ chiaro che l’applicazione differenziata degli articoli previsti dal titolo V comporti una situazione a macchia d’olio che mette in discussione la stessa eguaglianza dei cittadini e le capacità “perequative” dello Stato. Alle regioni (e province) a statuto speciale si aggiungeranno, quindi, altre realtà (intermedie) con maggiori o minori competenze su temi anche importanti (ad esempio, la regionalizzazione dell’istruzione pubblica non comporta la distruzione dell’ipotesi nazionale di scuola e di cultura?).

E’ un tema su cui, anche nel mezzo delle attuali (e prossime) tempeste, il nostro partito deve assumere una posizione chiara ed elaborata collettivamente.

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